Biella, dove mangiare a tarda ora?

Nella scorsa settimana si è discusso un po’ sui social riguardo al seguente articolo circa la possibilità/difficoltà di mangiare a tarda ora (diciamo dopo le 22?),  anche nel weekend, sul territorio Biellese.

Molti locali hanno certamente delle ragioni serie per chiudere le cucine ad una certa ora, legate, ad esempio, al rapporto costi/ricavi che il tenerle aperte sino a tardi comporta. Quindi se la frustrazione di chi cerca da mangiare e non lo trova è comprensibile, anche le ragioni di chi deve chiudere la cucina lo sono.

Quindi? Quindi cerchiamo di essere pragmatici e in un’ottica di condivisione delle informazioni vediamo dove si può mangiare a tarda ora se ci si trova nel Biellese.
Lo scopo non è fare pubblicità a nessuno, ma creare una (umile) piccola guida utile allo scopo. Chiunque abbia suggerimenti, sia titolare di un esercizio che vuole essere citato o rilevi che qualche informazione non sia corretta me lo segnali (usando il form qui sotto) e provvederò (al più presto) ad aggiungere, togliere, modificare.
Fornite più informazioni possibili: indirizzo, sito web, numeri di telefono, orario.

Cliccate sui nomi per la pagina web e sull’indirizzo per la mappa.

Birreria Menabrea –   Via Ramella Germanin 6 -Biella

Birreria Biellese  –  Piazza Curiel 6/C – Biella
Yuri dice: “La cucina da noi chiude sempre 30 min prima dell’orario di chiusura, ovviamente sarà discrezione del personale valutare eventuali anticipi o ritardi.”

Lorien PubVia Toscana 6 – Biella
Monica dice: “La cucina chiude alle 00.45 da Domenica a Giovedì, alle 01.30 il Venerdì/Sabato e Prefestivi. Mercoledì chiuso.”

Ned Kelly Australian Pubvia Milano, 226 – Vigliano B.se

Hollywood Pub (New Frodo) Via Chiesa 6 – Vigliano Biellese
Riccardo: “La nostra cucina non chiude mai…Dal lunedì al giovedì si può mangiare fino alle ore 1.00/1.30 mentre il week end ( ven sab e dom ) si può mangiare almeno fino alle 3.00/3.30”

Tortuga PubVia quintino Sella 16 – Vigliano Biellese

GasolineVia Q.Sella 17 – Cerreto Castello
Gasoline dice: “La cucina di primi, hamburger e griglia è aperta da giovedì  a domenica fino alle 24.00. Gli altri giorni o più tardi è aperta la parte di pizza, panini & co!”

Circolo Vergnasco (Loris) –  Via XX Settembre 2 – Vergnasco
Altre informazioni nei commenti.

Wood Pub – Via Matteotti 129 – Gaglianico

A questi locali, che hanno tavoli e posti a sedere si aggiungono ovviamente i vari take away, le panetterie, i Kebabbari e gli street food che però di norma non hanno tavoli, alcuni hanno un piccolo bancone interno.

Segnalo, tra i più noti,  Tony Panini Buoni e Panzerotti on the Road [Paolo, mi segnala che entro aprile apriranno in Via Italia 90 a Biella un nuovo locale con posti a sedere, seguiranno aggiornamenti] e aspetto le vostre segnalazioni.

Segnalate gli orari di chiusura delle cucine se li conoscete. Nelle relative pagine dei locali ci sono i dettagli di contatto.

Utilizzate il form qui sotto per segnalare altri locali.

Referendum

Continuo a pensare che i referendum dovrebbero essere fatti solo sui temi sociali (divorzio, aborto, droghe, etc..) mentre su temi che presuppongo una profonda conoscenza tecnica, sia questa giuridica, energetica, medica, chiedere di fare una scelta è inutile.

Il tema viene ovviamente immediatamente politicizzato (da entrambe le fazioni) e la scelta che ne viene fuori non ha più nulla a che fare con il tema in questione. Cercare di informarsi per capire richiede tempo e impegno e i più non lo fanno.

Spesso poi, una volta capito sufficientemente bene di cosa si parla, è difficile valutare quale delle due opzioni sia davvero, per noi, la migliore.
Sforzo che viene subito vanificato dalla maggioranza che vota A o B solo perché gli sta più simpatico o antipatico il politico/gruppo che sostiene l’una o l’altra opzione.

Arrivo ad invidiare quelli che riescono a votare con la stessa fede con cui si tifa per una squadra o ci si affida alla misericordia di qualche divinità, senza mai farsi domande.

Ma se non voti lasci che scelgano gli altri!“. Già, ma cercare di votare ai referendum con criterio sta ogni volta diventando, nella sostanza, solo una perdita di tempo.

Livelli

Uno degli aforismi più famosi attribuiti ad Oscar Wilde recita così:

Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.

così come ad Albert Einstein sosteneva che

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.

Parto da qui per una breve riflessione,  quel che stiamo vivendo adesso è un periodo in cui abbiamo la percezione di non essere sicuri, in parte è vero, ma la percezione è molto più amplificata del rischio reale. Proprio quello è lo scopo del terrorismo, metterti paura, farti abbandonare il piano razionale e arrivare al livello della paura, dell’irrazionalità, del panico. Livello in cui loro “ti battono con l’esperienza”, la loro crociata si basa sull’irrazionalità (così come tutti gli -ismi e tutte le crociate), in quel mare lì ci sguazzano, è l’irrazionalità di una fede che li porta lì. Noi lì ci affoghiamo, siamo un pesce che cerca di arrampicarsi sull’albero, siamo lo scoiattolo che cerca di vincere la gran fondo di nuoto. Lì, sull’irrazionale, sul panico, la paura, il terrore appunto vincono a mani basse. Gestire emozioni così viscerali è difficile, per chiunque. Per noi occidentali che da settantanni viviamo in pace ancor di più. E questa è una guerra, al rallentatore,  ma è una guerra. Più di nervi che di numeri. Perché se torniamo sul piano razionale e lì dobbiamo stare, lì sappiamo giocare noi, vediamo che per quanto brutte e scioccanti siano le notizie, i numeri che son bravi a rimanere freddi ci dicono che comunque, per quanto sembri impossibile, è ancora molto più facile morire in un incidente d’auto, o per l’inquinamento, o di cancro. Non è consolante, ma è la chiave per ritornare al livello razionale.

Quindi adesso possiamo fare due cose, o farci prendere dallo sconforto, modificare le nostre abitudini, barricarci in casa e smettere di vivere, vivere al loro piano, oppure ricordarci che il futuro arriva a sessanta minuti all’ora qualunque cosa si faccia, ovunque si sia e continuare la nostra vita, sul nostro piano, nel nostro campo da gioco, piangendo la nostra disperazione e il dolore che l’empatia ci porta, portando il nostro lutto, ma ricordandoci che la ragione ed i numeri sono dalla nostra parte, la vita è una sola e non ci serve a nulla morire prima del tempo. Perderemo delle battaglie, ma se è una guerra, questa è la nostra maniera per vincerla e su questo livello qua giochiamo meglio noi.

Velocità

Tre anni fa condividevo sui social network questo aforisma:

“If everything seems under control, you’re just not going fast enough.”

“Se tutto sembra sotto controllo, semplicemente non stai andando abbastanza veloce.”

[Mario Andretti]

Lo condividevo perché in parte mi rappresenta(va), nel senso che son sempre stato con il piede sull’acceleratore, perché quando mi butto in qualcosa tendo ad essere travolgente, a volte a strafare, a bruciare le tappe e andare tutto quello che si può. Ovviamente, quando vai veloce, l’adrenalina sale, ti senti potente, ti senti vivo, ma di fatto stai rischiando (o cercando) di schiantarti. Le volte che mi son schiantato neanche le conto più. Più o meno rovinosamente. Passato però il tempo necessario a leccarmi le ferite, son sempre ripartito a tutta velocità, come se gli schianti precedenti non fossero accaduti. Questa volta però pare che debba andare piano piano. L’ultimo schianto è stato di quelli che te li ricordi per un bel po’ e poi questa volta ci sono altre buone ragioni per rallentare. Quindi per il momento direi che andiamo molto più piano. Mica è facile, quando sei abituato andare a tavoletta, ché il piede tende a spingere giù da solo se lo lasci fare. Ti devi concentrare, lo devi controllare, lo devi alzare. Ci devi pensare e metterti nell’idea di smetterla di correre per una volta e iniziare a viaggiare, metaforicamente e anche realmente. Sì, Viaggiare.

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Prospettiva

Il morale, si diceva, fa un po’ su e giù come le montagne russe in questi giorni. Normale, lo sappiamo.

Questa mattina però arrivi in ufficio e la prima cosa che ti dicono è che Sante Fava, un consulente con cui hai lavorato a Milano per diversi anni (dove sei adesso) questa notte dopo una cena con amici se ne è andato per sempre per un arresto cardiaco.
Sante, classe ’69 di Piacenza, simpatico e genuino come gli emiliani sanno essere, solare, burlone, che si presentava spesso in ufficio con qualche leccornia della sua terra, dai cioccolatini al salame da affettare. Sante, marito e padre orgoglioso di una bimba, Matilde, di quasi due anni che non si potrà ricordare di lui.

Ecco, va bene rimettere le cose in prospettiva e farmi capire che i problemi che ho in questo momento non sono poi così grandi come mi sembrano, però universo, anche un po’ meno eh, che capisco lo stesso!

Le parole che non sai trovare

A tutti  è capitato di identificarsi in una canzone, prima o poi, gioiosa o triste che fosse. Alle volte sembra che l’abbiano scritta per te in quel momento. La musica viene in aiuto quando le parole fanno fatica ad uscire, perché la confusione è tanta ed è difficile metterle in ordine; lo scrivere per me è sempre stato terapeutico in questo senso: le mani non riescono a seguire il flusso dei pensieri e se li vuoi intrappolare nella parola scritta devi rallentare anche lui e rallentandolo di solito riesci a districare meglio il nodo in cui questi pensieri si trovano, perché se continui a farli correre imbizzarriti, se continui a tirare il nodo si serra, così come quello degli auricolari quando li tiri fuori dalle tasche. L’unico modo per districarlo è respirare, cercare il bandolo della matassa e lentamente sciogliere un nodo dopo l’altro. Funziona sia con gli auricolari che con i pensieri. Gli auricolari poi aiutano anche i pensieri, perché son quelli che in momenti di confusione permettono di ascoltare la musica che ti isola dal mondo da cui hai bisogno di sconnettere e ti aiutano nella musica a trovare parole che da solo non sai trovare.

In questo periodo, a prescindere dagli eventi, mi trovo fermo, come si è già visto negli scritti precedenti (ed un bello stare fermo) su Niccolò Fabi, cantautore elegante e delicato. E le parole che a volte escono un po’ strozzate trovano in questi giorni sfogo ed espressione in queste canzoni, di diversi album, che esprimono tre di alcuni e diversi stati d’animo che ora come ora si alternano, si accavallano, si sovrappongono e fanno baruffa per poi a volte riappacificarsi.

Ci sono una rabbia e una disillusione legate alla presa di coscienza di ciò che è accaduto.

E capire poi che hai sbagliato tutto
che non manchi a nessuno
lei non è vestita a lutto
Rosso, è un vestito rosso

oggi quello che indossi
per il mio funerale
bella senza più pensieri
come sei tranquilla

nel giorno del mio funerale

C’è la ricerca di una cura, della soluzione che sai che richiede tempo, ma non hai nessuna voglia di dargli in questo momento.

Si parte per dimenticare o per cercare un lungomare
per avere un’altra vita per e per poter ricominciare
Io sto bene quando sto lontano da me
[…]
io vado incontro al mio destino seduto accanto a un finestrino
e con in tasca un passaporto e all’orizzonte un nuovo viaggio
con quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio
[…]
Perchè alla giusta distanza la vista migliora
allontanarsi è conoscersi

E poi c’è la nostalgia, perché quella prima o poi arriva, e la devi lasciare fare il suo lavoro, perché da lì si deve passare. Solo che Fabi l’ha espressa così bene che la trasforma in un dolore dolce quasi piacevole. Quasi. Sai che fa male, ma non puoi smettere di ascoltare.

Non è più baci sotto il portone,
non è più l’estasi del primo giorno,
è una mano sugli occhi prima del sonno.

È questo che sei per me,
questo sei per me,
quello che tu sei per me,
quello che tu sei per me,
questo sei per me.

E piano piano si sciolgono i nodi dei pensieri e prima o poi si scioglierà anche quello alla gola che ancora, infame e fedele, ti accompagna.

Cicatrici

Un’amica commentava come si riesca a tornare a fare cose che si pensava appartenere ad una gioventù che non torna più. Perché quando le cose cambiano sembra impossibile che possano di nuovo funzionare come prima. La mente ha poi rievocato questo aforisma.

“Le cicatrici sono il segno che è stata dura, ma il sorriso è il segno che ce l’hai fatta.”

Al momento il sorriso è un po’ tirato, a volte di circostanza, e non ce l’ho ancora fatta, non questa volta. Ce la farò (seguono gesti apotropaici), anche se al momento non so bene ancora cosa questo voglia dire, lo saprò quando ce l’avrò fatta. E quasi certamente non sarà quel che adesso potrei immaginare. È quasi sempre così.

Ho iniziato anche a pensare che, paradossalmente, all’aumentare delle cicatrici, è aumentato l’ottimismo, se così lo si può chiamare. È aumentata la consapevolezza che ce la si farà a superare anche l’ennesima difficoltà, che una soluzione la si troverà, non sempre sarà quella sperata, spesso sarà anche distante da quel che era il piano iniziale, ma si troverà una soluzione. Le cicatrici ci ricordano anche che , sì ce l’abbiamo fatta, ma non saremo più come prima, un segno del cambiamento rimane, ci ricordano che si possono rimettere insieme i cocci, ma il vaso non sarà più lo stesso pur potendo di nuovo contenere le stesse cose, avrà una storia in più da raccontare, sarà un po’ più duro, sarà un po’ più fragile.

Giorni così 

Oggi è stata una giornata “No”. O meglio, una giornata che ti si leggeva in faccia che qualcosa non andava. Almeno un caro amico l’ha letto, è la prima cosa che ti ha detto quando ti ha visto. Senza quasi che tu dicessi una parola. Ma lui è sicuramente un’eccezione. Alla fine è stata una giornata in cui era meglio essere incazzati perché non puoi permetterti, non oggi, non questa settimana, di essere giù di corda. Solo che, come sappiamo, la vita è quella cosa che ti accade mentre stai facendo altri piani. Quindi capita che qualcuno ti faccia fare delle riflessioni e una canzone con cui ti identifichi più di quel che vorresti ti si pianti in testa e, malgrado non sia la settimana giusta, faccia sì che il morale non sia così alto. E dire che ti piace(va) così tanto, la canzone.

Ascoltare i messaggi audio Whatsapp come una telefonata

Se usate* i messaggi audio su whatsapp e li volete ascoltare con la dovuta privacy, ma non avete gli auricolari (o li avete aggrovigliati peggio del nodo gordiano), potete avviare la riproduzione del messaggio audio come al solito e poi subito avvicinare lo smartphone all’orecchio come per una normale conversazione telefonica: l’audio passerà dall’altoparlante del “vivavoce” a quello delle telefonate classiche e lo potrete ascoltare come se qualcuno vi stesse parlando al telefono senza quindi disturbare chi vi sta intorno e far sentire a tutti gli affari vostri. Funziona sia su iPhone che su Android.

*o ne abusate, come il sottoscritto

Tempo

Si pensa sempre di aver tempo per fare delle cose. Specie quando si sta costruendo qualcosa di grande. Si vorrebbero condividere delle cose, condividere esperienze e trasmettere delle emozioni tramite tante piccole cose che raccontano un po’ di te: chi sei, cosa fai, cosa ti  piace. Raccontarti trasmettendo ad un’altra persona un’emozione, facendole vivere un’esperienza che tu hai già vissuto o vivendo una nuova esperienza insieme. Mica ci vogliono grandi cose, a volte basta un pezzo di formaggio, un bicchiere di vino e non serve nemmeno uno sfondo da sogno, bastano le parole, la voglia di raccontare, quella di ascoltare, lasciarsi trasportare  e un po’ stupire dalla meravigliosa semplicità del mondo; anzi dalle apparentemente semplice meraviglia del mondo.

Non sono bravo in molte cose, forse in nessuna davvero, ma questa cosa, il trasmettere e cercare di creare un’emozione con le piccole cose è qualcosa che mi piace molto fare e a volte mi riesce anche bene: vedere gli occhi dell’altra persona che si illuminano, il sorriso che si apre, la mente che inizia a frullare sono sempre una bella ricompensa quando la piccola magia riesce. Le idee e le opportunità non mi mancano, c’è cosi tanta bellezza nel mondo (cit.), anzi, il più delle volte quel che scarseggia è il tempo per realizzarle tutte, ma penso sempre di averne e faccio piani. Poi capita che questi piani non si possano più fare. Tutte quelle idee, tutti quei cassetti sono destinati a restare chiusi. La mente continua a lavorare lo stesso e il desiderio di condividere un momento, un’emozione resta e a volte riempie un cassetto che già sai che resterà chiuso. E un po’ fa male.